Era stato operato due volte nelle ultime settimane per l’aggravarsi delle condizioni di salute, ma dopo l’ultimo intervento era entrato in coma. Totò Riina, storico Capo dei Capi della mafia, è morto alle 3.37 di venerdi 17 novembre nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma. Ieri aveva compiuto 87 anni. Riina, per gli inquirenti, nonostante la detenzione al 41 bis da 24 anni, era ancora il capo di Cosa Nostra.

Riina era malato da anni, ma negli ultimi tempi le sue condizioni erano peggiorate tanto da indurre i legali a chiedere un differimento di pena per motivi di salute. Istanza che il tribunale di Sorveglianza di Bologna ha respinto a luglio. Ieri, quando ormai era chiaro che le sue condizioni erano disperate, il ministro della Giustizia ha concesso ai familiari un incontro straordinario col boss. Nonostante ciò, i familiari del boss non sono riusciti a incontrarlo prima che morisse. Ninetta Bagarella, la moglie del boss, è rimasta a Corleone. La donna, secondo quanto riporta l’Adnkronos, da quando ha appreso la notizia non è mai uscita dalla sua casa di vicolo Scorsone. A presidiare l’abitazione un’auto della polizia, che ha chiesto a giornalisti e curiosi di allontanarsi. Anche la figlia minore Lucia abita a Corleone, in una casa di campagna. Secondo indiscrezioni, sarebbe ancora lì. Riina aveva quattro figli: uno è detenuto e sta scontando l’ergastolo per quattro omicidi e il minore, dopo una condanna a otto anni per mafia, è sorvegliato speciale. La figlia maggiore si è trasferita da anni in Puglia.

La Procura di Parma ha disposto l’autopsia sulla salma di Riina, che sarà eseguita domani. La decisione di procedere all’esame medico legale è stata presa «trattandosi di un decesso avvenuto in ambiente carcerario e che quindi richiede completezza di accertamenti, a garanzia di tutti», ha spiegato il procuratore Antonio Rustico. È prevista per domani l’autopsia sul corpo di Totò Riina, il boss di Cosa Nostra morto all’ospedale di Parma.
Polizia e Carabinieri presidiano in divisa l’accesso della sezione di Medicina Legale dell’ospedale Maggiore di Parma. Davanti al reparto, dove ci sono due macchine delle forze dell’ordine, ci sono cronisti, fotografi e cameraman. Nella struttura ospedaliera anche personale in borghese delle forze dell’ordine. Da parte di autorità e del personale ospedaliero c’è il massimo riserbo anche a tutela della privacy dei parenti. In seguito all’aggravamento delle condizioni di salute del capo di Cosa Nostra, e anche su indicazione dei medici che avevano accertato l’irreversivilità delle condizioni critiche, il ministro della Giustizia Orlando aveva concesso ai familiari di potersi recare al capezzale di Riina. Riina stava scontando 26 condanne all’ergastolo per decine di omicidi e stragi tra le quali quella di viale Lazio, gli attentati del ’92 in cui persero la vita Falcone e Borsellino e quelli del ’93, nel Continente. Sua la scelta di lanciare un’offensiva armata contro lo Stato nei primi anni ’90. Mai avuto un cenno di pentimento, irredimibile fino alla fine, solo tre anni fa, dal carcere parlando con un co-detenuto, si vantava dell’omicidio di Falcone e continuava a minacciare di morte i magistrati. A febbraio scorso, parlando con la moglie in carcere diceva: «sono sempre Totò Riina, farei anche 3.000 anni di carcere». L’ultimo processo a suo carico, ancora in corso, era quello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, in cui è imputato di minaccia a Corpo politico dello Stato. Ieri, nel giorno del suo 87esimo compleanno, il figlio Giuseppe Salvatore, che ha scontato una pena di 8 anni per mafia, ha pubblicato un post di auguri su FB per il padre.

Fonte[Il Messaggero]