In meno di un decennio gli hacker hanno rubato Bitcoin ed Ether per un valore complessivo pari a 1,2 miliardi di dollari, secondo quanto rivelato da Lex Sokolin, direttore della strategia FinTech presso Autonomous Research LLP. Visto l’incremento dei prezzi delle criptovalute dalla fine del 2017 a oggi, i danni sono potenzialmente ancora più elevati.

Questo fenomeno, come sottolinea Bloomberg, sta al contempo creando un nuovo mercato lucrativo per le società di sicurezza informatica. “Le attività criminali informatiche nel mercato delle criptovalute sono diventate un settore da 200 milioni di dollari di ricavi“, fa sapere Sokolin. E tra 10 anni la tecnologia alla base di Bitcoin e delle altre criptovalute diventerà vulnerabile anche agli attacchi informatici sferrati da computer quantistici.

In totale, gli attacchi contro i mercati di criptovalute, oltre a comprometterne l’offerta, sono costati ai governi e alle società 113 miliardi di dollari di fatturato derivante da operazioni di vendita e transazioni. I furti digitali sono però in aumento e le perdite provocate dagli attacchi informatici potrebbero aumentare esponenzialmente, avvertono gli esperti di sicurezza informatica, in particolare se gli investitori e le imprese si butteranno a testa bassa sul mercato in rapida espansione delle criptovalute senza svolgere la dovuta due diligence e senza proteggersi dai rischi.

Susan Eustis, amministratore delegato di WinterGreen Research, spiega a Bloomberg che anche il sistema decentralizzato della tecnologia blockchain, sulla quale si basano critpovalute e asset criptofrafici, è vulnerabile a possibili intrusioni. È il motivo per cui gli sviluppatori di criptovalute stanno cercando di rimediare alle possibili falle in termini di sicurezza.

In teoria il Bitcoin garantisce una certa sicurezza ai suoi utilizzatori grazie al controllo tramite la Chiave privata e agli input pregressi. La rete Ethereum Classic è stata creata di recente proprio per offrire servizi che garantiscano la massima sicurezza, tramite l’uso di una blockchain non hackerabile. Il funzionamento della blockchain è decentralizzato nel senso che non è garantito da un ente centrale: è infatti l’interazione di tutti i nodi a validare la transazione.

Garantirne la sicurezza è nell’interesse di tutti i partecipanti. Anche se sono più difficili da violare rispetto ai normali database, le blockchain offrono una refurtiva più preziosa agli hacker che riescono a infiltrarsi. Oltre alle criptovalute, esse possono contenere infatti informazioni e dati personali sull’identità dell’utente, registri catastali e persino le chiavi digitali dell’auto.

I registri delle blockchain sono condivisi, immutabili e trasparenti e questo li rende più difficili da alterare. Ma gli utenti sbagliano nel sentirsi completamente al sicuro. Tale percezione potrebbe rivelarsi ingannevole in quanto, “sotto molti punti di vista, il sistema delle criptovalute non è più sicuro di un altro software qualsiasi” secondo quanto reso noto in un’intervista telefonica a Bloomberg Matt Suiche, che gestisce il gruppo di sicurezza della blockchain Comae Technologies.

Quello delle criptovalute è un mercato ancora immaturo, in evoluzione, pertanto le blockchain possono in alcuni casi rivelarsi anche più vulnerabili di altri software. Ce ne sono migliaia e ognuna ha i suoi bug. Finché diverse il campo non si restringe a quelli più efficienti e preferiti dagli utenti, come è accaduto in passato con i Browser, garantirne la sicurezza assoluta sarà complicato. “Ogni implementazione presenterà i suoi problemi”, osserva Suiche, aggiungendo che più saranno le implementazioni e più sarà difficile occuparsi di tutte le blockchain.

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