E’ morto all’età di 91 anni, Ingvar Kamprad, il controverso imprenditore svedese fondatore di Ikea. A darne l’annuncio è l’azienda, che definisce Kamprad “uno dei più grandi imprenditori del 20esimo secolo”. Nato a Ljungby il 30 marzo 1926, Kamprad aveva fondato il colosso svedese dei mobili nel 1943.

Dalle vendite porta a porta da ragazzino ai legami con il nazismo, Kamprad entra nel novero dei Paperon de’ Paperoni mondiali, posizionandosi nel 2007 al settimo posto della graduatoria della rivista americana Forbes con un patrimonio di 33 miliardi di dollari.

Sin da giovanissimo con il fiuto per il business, Kamprad vende fiammiferi in bici ai vicini di casa, ma anche semi per il giardino e penne, finché a soli 17 anni fonda l’Ikea, il cui nome altro non è che l’acronimo del nome e cognome del suo patron, più la ‘E’ di Elmtaryd, la fattoria di famiglia dove è cresciuto, e Agunnaryd, un piccolo villaggio nella provincia di Smaland.

Dislessico, secondo quanto dice la sorella in un’intervista a Quarz, Kamprad ha attribuito nomi svedesi (impronunciabili a molti) ai suoi mobili per superare la tipica difficoltà a ricordare numeri: da qui l’origine dei divani Friheten, Holmsund o il famoso Ektorp, o gli scaffali Tomnas, tra gli altri. Rivelazioni shock rese pubbliche negli anni Novanta gettano un’ombra oscura sul patron Ikea che ammette giovane di aver aderito a gruppi filo nazisti svedesi.

“Il più grande errore della mia vita” dice per stigmatizzare le scelte del passato, ma nel 2011 un libro denuncia l’imprenditore di simpatie con il nazismo ben più profonde di quanto lui stesso avesse ammesso nonché recenti legami con movimenti dell’ultra destra svedese.

Nel settembre 2012 lascia la guida della multinazionale dei mobili in favore dei suoi tre figli: Peter, Jonas e Mathias. Presente in modo capillare in tutto il mondo, il mondo Ikea non è però luminoso come appare nei suoi cataloghi: negli anni il gruppo ha pesantemente delocalizzato la produzione in Cina e in altri paesi asiatici macchiandosi di dumping sociale ai danni di lavoratori sottopagati e senza alcuna protezione sindacale. Leader dell’arredamento a basso costo, l’azienda ha oggi 190 mila dipendenti e un giro d’affari annuale di 38 miliardi di euro.

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