Il programma energetico del movimento 5 stelle è il più completo e audace di questa campagna elettorale,
certo non una grande impresa se si pensa che a parte il PD che appoggia la SEN (la strategia energetica
nazionale del governo Gentiloni) e LeU, che parla apertamente di un New Green Deal e delle opportunità
economiche e sociali di una rivoluzione energetica, gli altri partiti glissano su una questione che dovrebbe
essere prioritaria nella discussione politica contemporanea.
Il programma del M5S inizia evidenziando come, secondo loro, la SEN non sia in realtà in grado di indirizzare
l’Italia verso gli obiettivi di decarbonizzazione profonda del sistema energetico.
Infatti nonostante il calo dei consumi energetici e lo spostamento verso fonti più pulite previsto dal
documento, la distanza tra la traiettoria delle emissioni di gas serra secondo lo scenario SEN e quella di
conformità agli obiettivi della Roadmap europea al 2050 si amplierebbe dopo il 2030, raggiungendo una
riduzione massima del 63%, rispetto all’80-95% prospettato dalla UE. Inoltre il movimento critica anche i
modelli utilizzati per le previsioni della domanda di energia in quanto non hanno incluso gli effetti della crisi
economica, il prolungamento della stessa e i cambiamenti strutturali del sistema e propone quindi dei
propri studi di settore che portano a conclusioni diverse da quelle della SEN.
Da queste premesse la proposta del movimento è dunque mirata a raggiungere un sistema energetico che
garantisca sostenibilità ed indipendenza, obiettivi raggiungibili attraverso 3 principali sotto-obiettivi:
efficienza e uso razionale dell’energia, sviluppo delle fonti rinnovabili e aumento della penetrazione del
vettore elettrico.
Per il M5S la strada della sostenibilità “inizia dalla fine” cioè per ridurre la produzione bisogna iniziare con il
ridurre i consumi finali di energia, è quindi necessario investire nell’efficientamento energetico e nel taglio
degli sprechi, a partire dal settore residenziale fino a quello industriale.
Il M5S propone poi un graduale ma deciso passaggio alle sole fonti rinnovabili per alimentare il sistema.
Per arrivare a realizzare quest’obiettivo occorrerà indirizzare da subito le scelte di imprese e famiglie,
attraverso la definizione e l’attribuzione al prezzo finale dei costi esterni provocati dall’utilizzo di
qualunque forma di energia, è previsto dunque un vero e proprio piano di incentivi delle fonti rinnovabili e
di disincentivi delle fonti fossili oltre che una strategia di investimenti in prima persona per non lasciare
fuori le famiglie sotto un certo reddito da questa rivoluzione energetica.
Come terzo punto il M5S prospetta un forte incremento della penetrazione dell’energia elettrica per
soddisfare i consumi finali, poiché ritengono che il passaggio al vettore elettrico sia fondamentale per
ridurre i consumi e per permettere alle fonti rinnovabili di cui dispone il Paese di soddisfare al massimo il
fabbisogno energetico. Anche la disincentivazione delle fonti fossili avrà un risvolto positivo sulla
penetrazione elettrica, poiché essa stimolerà la sostituzione delle tecnologie basate sugli usi termici con le
nuove tecnologie elettriche.
Una volta delineata questa strada il movimento indica i vari passi intermedi e gli obiettivi per raggiungere la
meta, partendo dai tempi e le intenzioni di dismissione delle fonti fossili.
Si indica nel breve periodo la necessità di abbandonare i combustibili solidi entro il 2020 e entro la fine del
2030 prospettano di aver sostituito il petrolio e i suoi derivati da tutti i settori fatta eccezione del settore dei
trasporti e quello agricolo per i quali la data della completa indipendenza si stima rispettivamente nel 2040
e nel 2050 in quanto sono settori la cui dipendenza dai prodotti petroliferi non permette una dismissione di
questi in tempi brevi.
Si identifica nel gas naturale una fonte fondamentale soprattutto fino al 2040 in quanto dovrà sopperire alla
sostituzione dei combustibili solidi e liquidi in modo da non generare una corsa alle installazioni
alternative, che implicherebbe dei sovra-investimenti in nuovi impianti destinati ad essere
abbandonati prima della fine della vita utile, e garantendo una crescita lineare degli apporti da fonti
rinnovabili, ma si prevede che dopo il 2040 si possa via via rinunciare all’apporto del gas naturale e che
entro il 2050 si possa fare a meno anche di questa fonte.
Rispetto alla SEN i tempi di dismissione delle varie fonti fossili sono più drastici e quindi più costosi ma
secondo il movimento sono ampiamente motivati dagli elevati costi ambientali e sanitari legati all’utilizzo di
tali fonti.
Ma se il piano dei 5 stelle risulta attuabile per il carbone e per il petrolio e i suoi derivati e giustificabile dai
costi esterni, per il gas rimangono dei dubbi sulla strategia successiva al 2040, in quanto la rinuncia in circa
un decennio dopo averlo valorizzato così tanto nella fase precedente di transizione potrebbe rappresentare
un investimento sbagliato, ma è comunque parte di un piano rivedibile alla fine del primo step alla luce
della situazione tecnologica, geopolitica e del mercato nel 2040.
Vista lo spostamento della domanda verso l’utilizzo del vettore elettrico, il movimento prevede un
necessario adeguamento della rete elettrica. Per questo intendono concentrare gli investimenti, più che
sullo sviluppo delle reti di trasmissione, sulle reti di distribuzione e sulla sicurezza del sistema, al fine di
garantire la continuità della fornitura e l’utilizzo razionale delle risorse, attraverso la realizzazione di reti
intelligenti, inclusive di sistemi di stoccaggio. Il movimento ritiene dunque essenziale che Terna o l’azienda
che avrà la concessione per la trasmissione dell’energia elettrica torni ad essere di proprietà pubblica per
poter così indirizzare adeguatamente l’investimento.
Inoltre, una volta adeguata la rete, il M5S propone di rivedere le regole con cui i consumatori e produttori di
energia, i prosumers, partecipano alla distribuzione dell’energia elettrica. Ad oggi, infatti, la completa
soddisfazione dei bisogni energetici in ambito locale è completamente impedita: non è possibile realizzare i
sistemi di distribuzione chiusi, dove chi produce energia rinnovabile per sé non può rivenderla anche ai
vicini in un ambito locale, in una piccola rete intelligente e locale, per completare il fabbisogno energetico.
I sistemi di distribuzione chiusi sono essenziali e strategici perché in questo modo si accorciano le reti e
diminuiscono anche le perdite legate al trasporto dell’energia su grandi distanze.
Per realizzare l’obiettivo dell’indipendenza energetica e dell’utilizzo di sole fonti rinnovabili, sarà
fondamentale lo sviluppo di adeguati mezzi di stoccaggio senza le quali l’aleatorietà delle fonti rinnovabili
impedirebbero un sistema elettrico funzionante. Il progetto del movimento prevede l’utilizzo del pompaggio
idroelettrico e dello stoccaggio elettrochimico, soprattutto quello dei veicoli elettrici, ma si evidenzia anche
come le tecnologie attuali non possano da sole risolvere il problema, per questo diventa necessario investire
nella ricerca di sistemi innovativi di stoccaggio come l’idrogeno e l’aria compressa.
Il rischio però di non trovare, nei tempi necessari, soluzioni per lo stoccaggio più economiche ed efficienti di
quelle presenti è reale, in tal caso si prevede un ricorso allo scambio con l’estero ma verrebbe così a
mancare uno degli obiettivi finali: l’indipendenza energetica.
Secondo il movimento
il mercato elettrico sarà perciò pienamente integrato nel Mercato Unico Europeo, il
che renderà possibile acquistare da altri paesi l’energia elettrica in difetto durante la parte dell’anno in cui è
previsto che la potenza installata sul territorio sarà insufficiente a coprire il fabbisogno nazionale e, al
contrario, vendere l’energia elettrica in eccesso durante la restante parte dell’anno, in cui si prevede che la
potenza installata sarà superiore al fabbisogno nazionale.
Bisogna riconoscere che visto che oggi continuiamo ad acquistare principalmente fonti primarie, la quota
futura da acquistare sarà comunque minore in termini di energia primaria e se la quota di produzione
interna sarà alta da avvicinarsi alla parità del saldo, così come da obiettivo del programma 5 stelle, si avrà
comunque una posizione di forza negli scambi commerciali
Ma se non si fosse in grado di stoccare più economicamente l’energia prodotta, sarebbe più logico non
rinunciare totalmente al gas dopo il 2050 e utilizzarlo come fonte di approvvigionamento “sicura” e
integrarlo alla compravendita con gli altri stati
L’ obiettivo finale del movimento è quindi quello di raggiungere una piena indipendenza energetica che
consentirà progressivamente, di creare un sistema di prezzi energetici interno, stabile e non soggetto a
variabili esogene, quali offerta e domanda mondiali dei beni energetici, scarsità, fattori geopolitici. I prezzi
rifletteranno i costi internazionali delle tecnologie per lo sfruttamento di risorse energetiche prodotte
internamente e seguiranno esclusivamente le dinamiche del mercato interno.
In conclusione certamente il costo della produzione da fonti rinnovabili è oggi in termini economici più alto
che il mantenimento dell’attuale produzione, anche i costi degli investimenti dello stato in prima persona
che quelli per applicare politiche di incentivazione delle fonti rinnovabili e di disincentivazione delle fonti
fossili sono molto alti e certamente il piano energetico del movimento 5 stelle necessita di maggiori
investimenti rispetto alla SEN, e, anche se da un lato si propone di ammortizzare questi costi sfruttando il
naturale fine vita di alcuni impianti, i dubbi sulla pura convenienza economica rimangono.
Ma il M5S parla chiaramente di priorità diverse da quelle strettamente economiche di breve periodo: mette
davanti a tutto la salute delle persone e dell’ambiente oltre a considerare questo piano energetico come
uno strumento per la stimolazione di una economia interna nel campo delle energie rinnovabili che
renderebbe il grande impegno economico un vero e proprio investimento ad alto moltiplicatore.
LORENZO PASTORE