Non si vive di soli migranti. La sicurezza è un capitolo importante del programma di governo. Interessa tutti i cittadini. Ma non può essere l’unico argomento nell’agenda. Perché, nel Paese reale, le cose continuano ad andare maluccio. L’economia, dopo un paio di trimestri in rosa, è tornata a pigiare sul freno. Con la conseguenza di mandare a gambe all’aria il castello di cifre costruito nell’ultimo Documento di economia e finanza. Calano anche ordinativi ed esportazioni, le due gambe sulle quali fino ad ora aveva potuto contare il nostro apparato produttivo. Dal momento che le cattive notizie non arrivano mai da sole, ieri anche Standar&Poor’s ha certificato il rallentamento dell’azienda Italia annunciando che nel 2019 difficilmente riusciremo a crescere più dell’1,3%, lo 0,2% in meno rispetto alle previsioni. Ma, la cosa da sottolineare in rosso nel rapporto è che la causa principale della frenata è tutta nell’incertezza della politica. Del resto non passa giorno senza un litigio o uno scontro fra i due soci di maggioranza del governo. A tutto questo bisogna aggiungere un ulteriore elemento di preoccupazione. La prossima settimana arriverà il verdetto di Moody’s sul rating dell’Italia ed è da molti giorni che si rincorrono voci su un nuovo e clamoroso declassamento. Una situazione che potrebbe allargare nuovamente lo spread fra i titoli italiani e quelli tedeschi. Se non altro perché la Germania ha appena annunciato un maxi piano di investimenti da 38 miliardi ed ha l’obiettivo di ridurre il debito al di sotto della soglia fissata dall’Ue, quella del 60%, meno della metà rispetto al fardello che si porta sulle spalle l’Italia. Di fronte a questi scenari non basta puntare energie e provvedimenti per fermare i flussi dei migranti. O per realizzare nuovi centri di accoglienza. Così come non è sufficiente il decreto dignità per dare ossigeno all’occupazione. Da questo punto di vista, l’effetto rischia di essere diametralmente diverso, con la disdetta di centinaia di migliaia di contratti di lavoro a termine. L’economia deve avere la stessa dignità dell’emergenza migranti. Occorre passare dalle parole ai fatti e decidere una strategia coerente per rilanciare gli investimenti e creare buona occupazione. Altrimenti, non sarà necessario alcuno scontro con Bruxelles. Il verdetto arriverà direttamente dai mercati. E il costo dell’incertezza politica diventerà ancora più salato.

 

Fonte:[bresciaoggi]