Il popolo del Camerun è chiamato alle urne per eleggere il proprio Presidente della Repubblica, in quella che è stata definita la campagna elettorale più conflittuale degli ultimi anni e, soprattutto, in un clima politico fortemente instabile. Infatti, nonostante la vittoria sia apparentemente in pugno al Capo dello Stato uscente, l’ottantacinquenne Paul Biya, la società civile camerunense, le opposizioni e la vasta minoranza anglofona dell’ovest hanno denunciato la scarsa trasparenza del processo elettorale e, di conseguenza, minacciato prossime manifestazioni di piazza. Infatti, Biya, al potere da oltre 35 anni, è attualmente il più anziano leader di un Paese africano e l’ultimo sopravvissuto a quella Primavera Africana che, sull’onda lunga dei fatti accaduti in Nord Africa e Medio Oriente nel 2011, ha causato la destituzione dei tanti padre-padroni del continente, tra i quali Gheddafi, Mugabe, Jammeh e Compaorè.

Nonostante, negli anni, Biya abbia contribuito a rendere dinamica l’economia nazionale ed abbia innalzato gli standard di vita della popolazione, una fetta sempre crescente dei camerunensi domanda con insistenza il rinnovamento di un sistema politico nepotistico e corrotto, caratterizzato da una gestione personalistica, autoritaria e repressiva. Oltre al disagio sociale e politico, il governo di Yaoundé deve confrontarsi con la pericola instabilità che regna nelle regioni occidentali nelle forme del separatismo anglofono e del jihadismo di Boko Haram. Se la minaccia terroristica di ispirazione salafita sembra aver assunto dimensioni minori rispetto a quella nigeriana e nigerina, lo stesso non può dirsi dell’insorgenza della popolazione anglofona, racchiusa nell’indipendentismo dell’Ambazonia, regione corrispondente alle aree sud-occidentali del Paese. Infatti, nell’ultimo anno, si sono intensificate le attività del Southern Cameroon National Council (SCNC) il quale, dopo aver dichiarato la secessione dell’Ambazonia il 1 ottobre 2017, ha dovuto imbracciare le armi per opporsi all’intervento delle Forze Armate nazionali. Queste ultime, nel tentativo di ripristinare l’ordine e riaffermare la sovranità nazionale, hanno abusato del proprio potere ed attuato una brutale strategia di repressione basata sulla persecuzione della popolazione civile e sulla distruzione di interi villaggi. La dichiarazione d’indipendenza dell’ottobre 2017 è stato il risultato finale di rivendicazioni originate dalla decisione della Società delle Nazioni che, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, sancì la divisione del Camerun, appartenente alla sconfitta Germania, tra i vincitori francesi e inglesi. Successivamente, i territori sotto mandato britannico furono divisi in due regioni, il Camerun del Nord e il Camerun del Sud. Con la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’avvio del processo di decolonizzazione, ai due territori sotto amministrazione britannica fu offerta la possibilità di essere annessi dalla Nigeria o dal Camerun. Una terza opzione relativa alla possibile indipendenza fu allora osteggiata dal Regno Unito. In questo modo, il Camerun del Nord fu annesso alla Nigeria mentre il Camerun del Sud, di lingua inglese, fu annesso all’ex Camerun Francese. La mancata possibilità di divenire uno Stato indipendente e la marginalizzazione della comunità anglofona all’interno del Camerun francofono hanno rappresentato le ragioni alla base delle rivendicazioni dell’Ambazonia. Tuttavia, il livello di violenza raggiunto nell’ultimo anno e la continua violazione dei diritti umani da parte delle autorità nazionali evidenziano il grado di polarizzazione e di radicalizzazione politica raggiunto dal conflitto. Qualora l’esito l’elettorale non dovesse soddisfare i rappresentanti del SCNC e la futura condotta politica di Biya dovesse essere ancora improntata all’unilateralismo, sussiste il rischio di una ulteriore estensione del conflitto.

 

Fonte:[lastampa]