Forse il caos della Brexit in Gran Bretagna farà capire a molti, anche da noi in Italia, che uscire dall’Europa è un’avventura sciagurata che nemmeno conviene. Il discorso di Draghi può certo convincere dell’importanza dell’euro e della sua forza, per il fatto di avere attraversato questi anni di crisi senza perdere valore. Ma non basteranno questi fatti e neppure le scuse tardive di Junkerper le politiche antisociali imposte alla Grecia, per salvare le banche, a convincere i vasti ceti popolari europei della bontà di questa Unione Europea. Ci vuole invece una politica radicalmente diversa per un’Europa diversa, con un parlamento democratico con pieni poteri, e con una spesa sociale e per investimenti che, come suggerisce il manifesto di Piketty, arrivi almeno al 4 per cento del PIL europeo, rispetto all’attuale 1 per cento. Un’Europa che riconosca uno statuto dei diritti essenziali dei lavoratori, valido per tutti i paesi che aderiscono all’Unione.

Ma anche un’Europa “dura” e rigorosa che sappia adottare misure severe verso i paesi illiberali di Visegrád, amici di Salvini, e comunque verso quei paesi che non rispettano la democrazia, che rifiutano la redistribuzione dei rifugiati, che prendono tanti finanziamenti dall’Unione e fanno dumping sociale attraendo imprese che delocalizzano per i bassi salari o per il regime fiscale più favorevole. Un’Europa con una propria politica estera e con un proprio autonomo sistema di difesa che non dipenda più dalle sole decisioni degli USA; il cui presidente Trump definisce “nemica” l’Unione.

La campagna elettorale per le europee sarà epocale. L’idea che nei prossimi cinque anni si possa continuare come è stato fatto finora non è solo illusoria e inaccettabile ma persino scellerata. Perché sono così tante le tensioni che si sono accumulate che altri cinque anni di immobilismo e di paralisi vorrebbero dire la fine, il ritorno indietro, la regressione nazionalistica. Noi democratici e socialisti dobbiamo avere la consapevolezza della partita che si sta giocando e schierarci insieme a tutti coloro che vogliono un’Europa più unita e più sociale, costruendo in Italia una lista unitaria per non disperdere i voti e avere la forza adeguata a sfidare i nazionalpopulisti della Legae del M5Stelle.

Sono passati poco più di due anni e mezzo da quando la giovane parlamentare laburista e europeista Jo Cox, mentre stava per iniziare un incontro elettorale, fu uccisa da tre colpi di arma da fuoco da un neonazista pro BrexitPawel Adamowicz, il primo cittadino di Danzica, oppositore del regime illiberale in Polonia, difensore dei diritti umani e civili, e del valore della solidarietà è stato assassinato domenica scorsa. È doloroso pensare che la lotta per l’Europa unita, democratica e sociale abbia già i sui martiri. Sarebbe però sciocco e colpevole dimenticarlo.

 

Fonte:[largine]